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Chiusa
la paura
            della ferita della paura...
La ferita scura
che s'aperse
sulle graffiate mura...
Ora sanguina ancora.
I GIARDINI DEL TEMPO
Disseccato
getterò lo sguardo
sui resti miei
divorati di vento.
Le nude candide spalle
stringerò tremante
a recarvi distante sollievo,
tra i capelli non più distratte dita
curiose e fruganti.
Quieto perdersi lontano
dell'affollato sole di corpi
cingendosi le gambe
nel silenzio del bosco la sera:
distante la paura di essersi perduti.
SOUVENIR
Nelle risa
degli odori di Praga
l'aria risuonava
di riverberi virili.
Battaglia di gomiti,
schiocchi di mani,
rintocchi di accesi boccali
a celebrare
la sera divelta
sui tavolacci vecchi
sudati di spirito,
umidi d'istinto.
        ***
Ho un ardore antico
al tuo tacito riso,
di spazi regali
di un mondo empireo.
Virgineo lo sguardo,
d'estatico incanto.
Una tempesta
il tuo essere,
crea scompiglio:
goccia a goccia
eroderà
il mio spirito insonne.
DOLCENERA
Nella dolcenera notte
la danza di mani
giocosa s'adagia su noi
come spuma su uno scoglio.
Sospinto dalla luna
intona l'ebano dei tuoi occhi
un' immemore melodia
sui battiti del cuore.
L'onda ricerca il ritorno dell'onda
screziata dal vento,
giocosa d'intento fugace
audace canto di cigni in amore
di piume bagnate
di labbra svelate a provvidi baci.
Il fremito sale, discende, ascende
-tremula foglia scomposta dal vento-
arco impazzito su un violino d'orchestra.
Ti guardo e tutto s'accheta d'incanto
al tuo tenero sguardo
che domandare sembra soltanto
un petalo d'argento
per placare sfuggenti marosi.
«A me il capo riponi:
sarò il porto a cui approdare la sera».

