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L'opera figurativa di Arnaldo Lucchitta è una sorta di controcanto rispetto alla produzione letteraria, con la quale è peraltro strettamente connessa. I suoi dipinti si collocano al di fuori di ogni riferimento erudito, non sono tributari di tendenze o di correnti. Semmai, la loro cosmica tensione allude a una istintiva matrice simbolista, si fa sintesi lirica di Idea e di Natura, di pulsioni sensuose e di fermenti spirituali, di Verità e Bellezza, visione di un universo magico ed enigmatico. Quadri come epifanie esistenziali, trepidazioni malinconiche sottese dal sogno, dilatate in aloni di risonanze, sottili evocazioni di vaghi e allettanti spazi ignoti. Il magma primordiale d'impasti oscuri e di tagli come di materia lavica evoca "perse labbra in attesa del mondo", sparse tra le briciole del cielo e "paradisi fatti di nulla". Sgocciolii di colori acquosi dicono il declino del giorno dietro monti azzurri e grovigli di memorie appassite. Spirali alludono al sonno degli amanti, si attorcono in diafane forme di luce. Spicchi di cielo violetti e dischi aurei e rosati tumultuano ai confini dell'universo. Pianeti come occhi immensi, folgoranti comete, bagliori improvvisi forano spazi galattici, si perdono in forme gassose striate da magici veli, da esotiche, incantevoli cortine floreali. E "l'angelo delle stelle" conduce nel cuore degli astri a godere l'ebbrezza della luce. Le composizioni, che sembrano nascere da uno stato di trance, liberano in immagini dirompenti il dramma e la nostalgia di stati d'animo ineffabili, sembrano rendere immediatamente accessibile l'immensità fisica e il brivido d'infinito.
Licio Damiani
PITTURA ASTRALE

